Ci sono libri che custodiscono parole.
E poi ci sono libri che custodiscono foglie, radici, fiori.
Fragili frammenti di natura raccolti quasi cinquecento anni fa e arrivati fino a noi attraversando secoli, guerre, viaggi, biblioteche e mani sconosciute.
Uno di questi libri esiste davvero.
Si chiama En Tibi ed è uno degli erbari più antichi e affascinanti del Rinascimento.
Quando ho scoperto la sua storia, la prima cosa che ho pensato è stata quanto possa essere potente un gesto apparentemente semplice: raccogliere una pianta, osservarla, conservarla.
Chi lo fece quasi cinque secoli fa probabilmente non poteva immaginare che noi, oggi, avremmo potuto guardare ancora quelle stesse foglie.
Eppure è accaduto.
Quando osservare una pianta significava scoprire il mondo
Siamo nel Cinquecento.
La botanica sta lentamente cominciando a trasformarsi in una disciplina autonoma.
Per molto tempo la conoscenza delle piante era stata tramandata soprattutto attraverso testi e illustrazioni, spesso copiati da opere ancora più antiche.
Poi qualcosa cambia.
Gli studiosi iniziano a voler osservare direttamente la natura.
Non soltanto leggere ciò che altri avevano scritto secoli prima, ma uscire, cercare le piante, raccoglierle, confrontarle.
Guardarle davvero.
Tra le figure fondamentali di questo cambiamento ci fu Luca Ghini, medico e botanico attivo a Bologna, considerato uno dei pionieri della tecnica che avrebbe dato origine agli erbari moderni: piante essiccate sotto pressione, conservate tra fogli di carta e utilizzate per lo studio.
Era un’idea semplice e rivoluzionaria.
La pianta non veniva più soltanto descritta.
Era la pianta stessa a diventare il documento.
En Tibi: un giardino di cinquecento piante
Proprio in quel fermento culturale nasce l’En Tibi.
È un grande volume che contiene circa cinquecento esemplari vegetali essiccati.

Foglie, fusti, fiori e altre parti delle piante furono accuratamente sistemati sulle pagine, accompagnati dai loro nomi.
Ma ciò che rende questo erbario ancora più affascinante è il mistero che lo ha circondato.
Nel libro non erano indicati chiaramente né l’autore, né il luogo, né la data della sua realizzazione.
Per secoli nessuno ha saputo con certezza chi lo avesse creato.
Era come se qualcuno avesse lasciato alla storia un enorme giardino silenzioso dimenticandosi di firmarlo.
Solo attraverso studi moderni, confrontando le piante con quelle presenti in altri erbari rinascimentali e analizzando carta, filigrane, rilegatura, grafia e altri minuscoli indizi, i ricercatori sono riusciti a ricostruirne parte della storia.
Oggi si ritiene che l’En Tibi sia stato realizzato a Bologna intorno al 1558 e che le piante siano riconducibili al lavoro del botanico Francesco Petrollini.
Quasi cinquecento anni dopo, il libro aveva finalmente cominciato a raccontare chi fosse.
“Ecco per te un giardino sorridente di fiori eterni”
Ma c’è un dettaglio che trovo ancora più suggestivo.
Sulla copertina dell’erbario compare una frase latina:
En tibi perpetuis ridentem floribus hortum.
Il suo significato è più o meno:
“Ecco per te un giardino sorridente di fiori eterni.”
Ed è difficile trovare una descrizione più bella.
Perché è esattamente ciò che quel libro è diventato.
Un giardino che il tempo non è riuscito completamente a cancellare.
Le piante hanno perso i loro colori, naturalmente.
Sono diventate fragili.
Alcune portano inevitabilmente i segni dei secoli.
Eppure sono ancora lì.
Una persona le ha raccolte quando il nostro mondo era profondamente diverso da quello di oggi.
Le ha tenute tra le mani.
Ha scelto dove sistemarle.
Le ha osservate.
E adesso possiamo farlo anche noi.
A quasi mezzo millennio di distanza.
Vuoi ascoltare anche questa storia?
Ho raccontato la storia dell’En Tibi anche sul canale YouTube Insieme in Natura.
Nel video ripercorriamo il mistero della sua origine, il viaggio attraverso l’Europa e la straordinaria storia delle piante che hanno attraversato quasi cinque secoli per arrivare fino a noi.
Guarda il video qui sotto e, se ti fa piacere, lascia un like e iscriviti al canale per non perdere le prossime Storie della Natura.
Un regalo destinato a qualcuno che ancora non conosciamo
Quella frase sulla copertina suggerisce anche un’altra possibilità affascinante.
L’En Tibi potrebbe essere stato realizzato come un dono prezioso.
Non sappiamo con certezza per chi.
Gli studiosi hanno ipotizzato perfino che potesse essere destinato a un personaggio di altissimo rango, forse all’imperatore Ferdinando I d’Asburgo.
Ma il destinatario rimane ancora oggi avvolto nel mistero.
E, in qualche modo, questo rende la sua storia ancora più bella.
Perché quel dono, alla fine, è arrivato fino a noi.
Il viaggio di un giardino attraverso l’Europa
Anche la vita dell’En Tibi dopo la sua creazione sembra quasi un romanzo.
Nel corso dei secoli il volume viaggiò attraverso l’Europa.

Passò dall’Italia a Praga, poi a Stoccolma e a Londra.
Cambiò proprietari e attraversò periodi di enormi trasformazioni politiche e culturali.
Alla fine del Seicento entrò nelle collezioni dell’Università di Leiden, nei Paesi Bassi.
Ed è lì che ancora oggi viene conservato.
Il piccolo giardino nato in Italia nel Rinascimento aveva trovato casa.
Prima degli erbari c’era soprattutto la parola. Poi arrivò la pianta
Forse è proprio questo l’aspetto della storia che mi affascina di più.
Gli erbari rappresentano un cambiamento profondo nel nostro rapporto con il mondo vegetale.
A un certo punto qualcuno ha deciso che, per conoscere veramente una pianta, non bastava leggere ciò che altri avevano scritto.
Bisognava incontrarla.
Raccoglierla.
Osservarne la forma.
Accorgersi delle differenze.
Confrontarla con altre.
È un gesto che sento sorprendentemente vicino anche oggi.
Perché possiamo avere a disposizione libri, fotografie, applicazioni e infinite informazioni, ma niente sostituisce completamente l’esperienza dell’osservazione.
Fermarsi davanti a una pianta.
Guardarla davvero.
Notare come sono disposte le foglie.
Toccare, quando possibile, la superficie di una corteccia.
Osservare il modo in cui un fiore si apre.
Accorgersi di qualcosa che il giorno prima non c’era.
La conoscenza della natura è nata anche così.
Dalla curiosità.
E se un erbario fosse anche una memoria?
Oggi gli erbari storici hanno un valore che probabilmente i loro creatori non avrebbero mai potuto immaginare.
Non raccontano soltanto quali piante conoscessero gli studiosi del passato.
Sono vere memorie vegetali.
Alcune collezioni rinascimentali permettono agli studiosi contemporanei di confrontare la flora di cinquecento anni fa con quella attuale e di osservare i cambiamenti avvenuti nel territorio nel corso dei secoli.
Una pianta raccolta nel Cinquecento può così raccontarci qualcosa sul paesaggio in cui viveva.
E quel paesaggio può essere confrontato con il nostro.
È una forma straordinaria di memoria.
Noi siamo abituati a pensare alla storia attraverso documenti, edifici, dipinti e oggetti.
Ma anche una foglia può essere un documento storico.
Anche un seme.
Anche un fiore essiccato.

Cinquecento anni dopo, quelle piante continuano a parlarci
Forse l’En Tibi mi affascina proprio per questo.
Non soltanto perché è antico.
Non soltanto perché è misterioso.
Ma perché racconta qualcosa che sento profondamente vicino allo spirito di Insieme in Natura.
La relazione con la natura nasce prima di tutto dall’attenzione.
Da qualcuno che si ferma.
Osserva.
Si incuriosisce.
Conserva ciò che ha imparato e lo consegna a chi verrà dopo.
Quasi cinquecento anni fa qualcuno raccolse delle piante e costruì un giardino fatto di carta.
Non conosceva il nostro tempo.
Non sapeva che un giorno quelle pagine sarebbero state studiate con tecnologie impensabili nel Cinquecento.
E probabilmente non avrebbe mai immaginato che persone lontanissime nel tempo avrebbero continuato a meravigliarsi davanti al suo lavoro.
Eppure quelle piante sono ancora qui.
Silenziose.
Fragili.
E incredibilmente vive nella storia che continuano a raccontare.
Forse era proprio questo il significato più profondo di quella frase incisa sulla copertina:
un giardino di fiori eterni.
E, in qualche modo, lo è diventato davvero.
Per approfondire
Le informazioni storiche e scientifiche sull’En Tibi sono tratte principalmente dagli studi di Anastasia Stefanaki e collaboratori pubblicati sul Botanical Journal of the Linnean Society e su PLOS ONE, oltre alle informazioni delle collezioni botaniche del Naturalis Biodiversity Center.

